domenica 31 agosto 2008

Peccati di gola, i sogni proibiti

Questo è un argomento che da tempo volevo affrontare. Innanzitutto per vedere quanti rattusi sarebbero arrivati a questo blog cercando sui motori di ricerca parole 'chiave' tipo "peccati", "gole profonde", "probito su Telecapri", etc. Diciamo che già non posso lamentarmi quanto a virtuali amici ossessionati dalle 'cose sporche'. Ci sta uno che è arrivato su questo blog cercando un video "della zia che tromba con il nipote". A lui dedico questo post. Tenevo cinque anni, quasi sei. E stavo andando al bar con mio nonno (l'asso di Spade). Io credo che nonni e papà aspettino con ansia la maturità dei propri nipoti e figli solo per sparagnare quando li portano al bar la domenica mattina. Ci pensate oggi, che siamo cresciuti, quanto è facile accontentarci in un bar? "Che te pigli? Un caffé?", "Sì, 'o café". E no, da bambini no. "Voglio la pizzetta e il latte di mandorla", "voglio la Santarosa", "'o nò voglio 'a sfugliatell" (con annessa bestemmia del nonno). Ebbene, io no. Non volevo nulla di tutto questo. Nessun cornetto o pizza fritta, di coca cola o orzate manco a parlarne. Io volevo una cosa proibita, una leccornia che mai e poi mai poteva essere concessa con tanta leggerezza. Io volevo il biscotto all'amarena. Un semplice, economico biscotto all'amarena. E invece no. "E' cacca 'a nonno, pigliate n'ata cosa". Pur di non comprarmi il biscotto all'amarena mio nonno sarebbe stato capace di farmi prendere un cognac o un bicchiere di anice. "Quello è schifezza, è fatto con la monnezza della roba", diceva. Eppure, io che pendevo dalle sue labbra, io che credevo più a lui e ai suoi racconti di vita che alla monaca del catechismo, non volevo pensare che quanto dicesse sul biscotto all'amarena fosse verità. E lo guardavo. Al biscotto, no al nonno mi pare ovvio. Croccante, biondo con quel velo di tuorlo d'uovo pennellato che lo faceva parere metallizzato. E poi quelle striature color amarena, appunto. Quant'era bello. Sì, l'avranno pure fatto con gli scarti di pasticceria, ma lo desideravo lo stesso. Oggi non lo producono più. O meglio "non si porta". Nei bar trovate i cornetti imbottiti con qualunque cosa. Cioccolato bianco, nutella, crema, ricotta e cicoli. Le 'bombe', le 'graffe', i 'buondì' (che qualcuno mi deve spiegare che cosa sono). Il biscotto all'amarena resiste solo in qualche piccola pasticceria, nell'angolo meno illuminato della vetrina. Sta lì, fermo. Invenduto. Forse è sempre lo stesso. Forse è rimasto in quel posto al servizio dei nonni. Lui, innocente pezzo di pastafrolla con marmellata, usato dai vecchi per insegnare ai guagliuncielli la distizione tra il buono e il cattivo, tra il bene e il male. Non so voi, ma io continuo a preferirlo. Anche perché sono convinto che il nonno non me lo voleva comprare perché se lo doveva mangiare lui. Il biscotto.

3 commenti:

Nico ha detto...

a me invece l'amarena non mi è mai piaciuta.
il mio sogno proibito era 'a mullechella 'e pane nel vino.
eh, anche per questo sono diventato alcolizzato.
ma questa è un'altra storia.
quella della mullechella, dico. non dell'alcolismo.

Anonimo ha detto...

Ho idea che il nonno tuo e la nonna mia fossero parenti stretti. Mostrano una cazzimma gastronomica genetica. Scusa tuo nonno come stava messo a pizzelle di ciciole? L'hai mai visto guardare sognante guardare le bolle d'intestino ripiene di 'nzogna?
{marò mò mi sento proprio ultracentenaria}
Sempre zia Cozza di Nieth ma tengo a precisà che non sò la zia dei sogni proibiti!!! Pure perchè Nieth è di gusti fini ;-P

Anonimo ha detto...

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: ma sto bloggo che fuso orario c'ha? O è fuso e basta? Sò le 15.49

Firmato zia come sopra